L'autore si occupa di una delle persone pi interessanti e controverse che si trovavano sul trono romano nel IV secolo, Giuliano l'Apostolo. Nella prima parte dell'elaborato verranno presentati fatti storici sulla sua vita e sull'ambiente che influenz il credo religioso di Giuliano. Nella parte centrale del lavoro ci occuperemo delle motivazioni che hanno portato l'imperatore Giuliano ad accettare pienamente la religione pagana e di come questa trasformazione si sia riflessa sul suo rapporto con la Chiesa. Infine, cercheremo di dare una risposta alla domanda in che misura la sua riforma ebbe successo.
Nella pianura alessandrina denominata sin dalle antiche carte "Frascheta" o "Fraschia", sorgono due paesi vicini: San Giuliano Vecchio e San Giuliano Nuovo; due paesi e due antiche chiese dalle antichissime vicessitudini, le cui genti entrambe sottraevano "priatoni"dal greto dei fiumi, per costruire case e appoggiarli ai muri e forse, sedervici sopra. A quelle antiche genti gli abitanti di oggi somigliano molto e ancora vivono nelle loro case fatte di terra rossastra, poste sul luogo dell'antico greto dello Scrivia, presso l'ombra bassa delle robinie e dei gelsi. Il primo paese che si incontra arrivando dalla strada Provinciale il "Vecchio", il "San Giuliano Piemonte", quello per intenderci che si legge sul muro della stazione ferroviaria, come anche sul timbro delle Poste Italiane, (uno dei dieci San Giuliani sparsi in Italia), mentre il secondo il "Nuovo", sebbene la sua chiesa ormai, abbia pi di trecento anni. I due paesi sono vicini, cos vicini che ad ogni mezz'ora il suono delle diverse campane risponde ad eco, l'uno dell'altro, in ritardo o in anticipo, a seconda di dove ci si trova. Ad accomunare i due paesi sono ancora oggi le terre dei fondi, testimoni di un sostanzioso passato, al quale parteciparono come comparse minori, ma a fianco di attori di fama, fino finire anche sui libri di Storia. Ma nonostante le passate glorie e le radici comuni, ancora oggi un antico orgoglio, rivendica tra i due paesi il primato del nome del Santo Patrono e persino la gente, divisa in quella che vive al di qua o al di l della ferrovia, vanta una propria particolare origine, appartenente all'una o l'altra frazione, come se il passaggio a livello fosse realmente il confine tra gente di stirpe diversa, ovvero una linea immaginaria oltre la quale si in casa d'altri. Eppure San Giuliano Vecchio ha il cimitero e una contrada (via dei Mori) oltre quella linea di passaggio rapido, ma pare che a coloro che stanno al di l , sia concesso di decidere da che parte stare. Tuttavia, volere o no, le due parrocchie sono costrette oggi a prestarsi l'unico parroco a loro disposizione e devono per forza di cose accertarsi di non morire o sposarsi non nello stesso giorno alla stessa ora. Ironia a parte, ecco come ebbe inizio la storia, la storia dei due paesi e di questa ricerca: un giorno, per caso, lessi un opuscolo di una passata Festa Patronale di San Giuliano Vecchio (agosto del 1973), edito dalla Societ di Mutuo Soccorso, in cui venivano scritte, a proposito di San Giuliano Vecchio, queste parole: "Essendo sorto in epoca pi o meno recente, non ha una vera e propria storia (...)". "... Vide per la storia degli altri e ne sub queste funeste conseguenze(...)". Data la rarit di notizie in circolazione sulla storia del paese, l'opuscolo non fece che riportare una frase di Nicola Basile1, stimato Sindaco della Citt di Alessandria il quale, sottovalutando nella propria ammissione pi di duemiladuecento anni di storia, ignor il ruolo centrale di questa campagna, trama e teatro di famosi passaggi e di grandiosi eventi. Dunque cos , col pretesto di rivendicare il valore della storia dei nostri sobborghi, racconter alcuni episodi di storia antica, dedicando questo lavoro a coloro che saranno curiosi di sapere, ma soprattutto a coloro che sono nati qui, finch con un poco di orgoglio, possano provare verso quelle frasi, un antico compaesano dolore.
Giuliano Vasilic (1936-2015) stato un protagonista del teatro italiano degli anni Settanta del Novecento, attivo nel particolare contesto delle "cantine romane". Nelle storie del teatro viene fatto spesso appartenere - insieme a Mario Ricci, Giancarlo Nanni, Mem Perlini - al cosiddetto "teatro-immagine". Un'etichetta - dal regista emiliano mai accettata - che, al di l della capacit che a suo tempo ha avuto di individuare un fenomeno e di farlo conoscere, ha poi forse fatto da deterrente alla conoscenza dei singoli artisti che di quel fenomeno sono stati parte. Sul lavoro di Vasilic , ad esempio, non stata pubblicata finora alcuna monografia. Il teatro stato per Giuliano Vasilic un potenziale mezzo di rivelazione, innanzitutto a se stesso, di aspetti nascosti dell'esistenza. Da qui il titolo "Un teatro apocalittico", visto che apo-kal ptein vuol dire togliere il velo, scoprire. E che l'aggettivo, in accezioni differenti, facilmente associabile ad uno dei suoi spettacoli pi importanti, "Le 120 giornate di Sodoma" da Sade, con la sua ineffabile presentazione del Male in forma di visioni. Tra i principali apporti di Vasilic alla ricerca teatrale vi sono la sua peculiare modalit di costruzione di drammaturgie non narrative e l'idea del corpo scenico; dello spettacolo inteso, cio , come organismo compatto, nel quale tutti gli elementi espressivi hanno la stessa importanza nel determinare il senso del lavoro. Il libro riguarda il periodo pi felice e proficuo del percorso del regista: quello nel quale, dopo uno straordinario "Amleto" (1971), ha realizzato "Le 120 giornate di Sodoma" (1972), spettacolo-rivelazione dell'intero fenomeno delle "cantine romane", e "Proust" (1976): caso pressoch unico, quest'ultimo, di efficace trasposizione sulla scena del mondo poetico dello scrittore francese. In appendice, un'antologia critica comprendente testi di Giuseppe Bartolucci, Daniele Del Giudice, Roberto De Monticelli, Guy Dumur, Andr Fermigier, Cesare Garboli, Colette Godard, Gerardo Guerrieri, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Jerzy Pomianowski, Angelo Maria Ripellino, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Rodolfo Wilcock ed altri.