Da alcuni anni vengono evidenziate, in occasioni diverse, due questioni apparentemente tra loro divergenti. L'autore affronta il dibattito che vede nascere dall'attuale crisi economica, sociale e culturale internazionale, la domanda di un cambiamento verso un, peraltro imprecisato, nuovo modello di sviluppo. Una esigenza di questa natura richiede inizialmente il superamento di approcci conservatori e contingenti e di ottiche altrettanto modeste, che come tali fanno parte delle componenti della crisi, che tuttavia non si declina negli stessi termini nei diversi paesi, compreso il nostro. .Da questo punto in poi nasce la necessit di esaminare e valutare i vincoli e le prospettive di pi ampia portata, alcuni sostanzialmente esogeni, altri che rappresentano invece le scelte e gli strumenti disponibili per attivare quelle trasformazioni richieste. In questa direzione l'intervento della conoscenza scientifica si pone attualmente come uno di questi strumenti, se non come lo strumento nuovo e centrale: attraverso questo strumento che si pu realizzare una capacit di programmare la qualit del nostro sviluppo. Non si tratta di una delega di poteri della societ a favore di una nuova categoria di "saggi", ma esattamente il contrario e cio della nuova qualit del lavoro e del tempo sociale maggiormente disponibile.