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1000 tulosta hakusanalla Federico De Roberto

The Risorgimento of Federico De Roberto
Federico De Roberto’s work fascinated later Sicilian writers, from Luigi Pirandello to Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia and Vincenzo Consolo, but among critics the picture is different. Only now is his work enjoying a critical revival, after being underestimated for more than a century. This collection of essays offers new critical approaches to his work, traces its reception, analyses his enduring reputation among creative writers and proposes readings of his major novels. The volume concludes with an analysis of Roberto Faenza’s recent (2007) screenplay of De Roberto’s novel The Viceroys, and an interview with Faenza along with press reviews of his film. Il fascino esercitato da Federico De Roberto su scrittori siciliani quali Luigi Pirandello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo è incontestabile. Ciononostante, la ricezione critica della sua opera è stata ingiustamente tiepida. Solo oggi la sua opera registra un revival critico, dopo essere stata sottovalutata per più di un secolo. I contributi qui raccolti perlustrano nuovi approcci interpretativi, con attenzione anche alla storia della ricezione tra altri autori, e propongono letture inedite dei romanzi principali. Il volume si chiude con un’analisi della sceneggiatura del recente I Vicerè (2007) di Roberto Faenza, un’intervista al regista e una ricognizione del dibattito italiano sul film.
Saggi Di Guerra

Saggi Di Guerra

Federico De Roberto

Lulu Press Inc
2014
nidottu
Dare di nuovo alle stampe i saggi bellici derobertiani, sia pure per escerti e privilegiando il dato letterario e filosofico, non e certo opera semplice. Ostano sia il livello composito di questa tardiva produzione saggistica, sia una certa tendenza - posta in essere anche dai mezzi di comunicazione di massa e oggi prevalente - a privilegiare il De Roberto romanziere e novelliere piuttosto che il giornalista di terza pagina. Mancava dunque un'edizione moderna dei saggi scritti fra il 1915 e il 1920, secondo il principio logico per cui la montagna da scalare era troppo alta, troppi i riferimenti da chiarire (soprattutto nelle recensioni che si occupavano del primo Ottocento) e - infine - non facile la decisione se pubblicare quegli articoli per intero oppure operare una scelta, affidandosi al criterio, pur sempre soggettivo, di chi eventualmente li editasse. La silloge edita nel presente volume, introdotta e annotata da Giorgio Pannunzio, cerca di porre rimedio a quest'annosa lacuna.