La temperie culturale entro cui siamo chiamati a vivere non certamente, a parte le dichiarazioni ufficiali di politici e generi affini, quella in cui la libert sia pi onorata e rispettata. Di fatto sufficiente esprimere un'opinione o un giudizio differente da quello ritenuto, generalmente con violenza, politicamente corretto per andare incontro allo spiacevole risultato di un'aggressione non sempre solo verbale. Parlare dunque di educazione alla libert , a parte l'apparenza, non certamente un discorso facile, a meno che, come nello scritto di Bruno Angelini, il discorso venga affrontato non in termini teorici, ma proponendolo mediante la visitazione di una storia ed esperienza personali. E nel caso storia ed esperienza sono quelle di un uomo, don Giancarlo Ugolini, che ha segnato con la propria presenza ed attivit un lungo periodo della vita della citt di Rimini. Dopo una premessa consistente, ed inevitabile, in una breve nota biografica, viene proposta l'attivit di don Giancarlo secondo uno schema interessante e certamente efficace nel render conto delle ragioni profonde delle scelte da lui compiute. Dopo aver parlato dell'incontro di don Giancarlo con don Luigi Giussani si passa poi ad affrontare singoli aspetti dell'azione del primo e normalmente ci avviene mediante il recupero attento, quantunque stringato, dell'insegnamento e dell'attivit del secondo, ma questa operazione non ha l'aspetto, per cos dire, di una giustificazione, bens d'una esplicitazione del fondamento esistenziale, certamente non teorico, delle scelte compiute. Di fatto non ci si trova davanti ad una sorta di rapporto in cui qualcuno d delle direttive e qualcun altro le esegue, con maggiore o minore rigore. Ma si vede chiaramente che l'agire di don Giancarlo determinato dalla persuasione profonda della seria testimonianza data da don Giussani. Cosi come presentata dall'autore l'attivit di don Giancarlo si svolge a partire da tre fondamentali dati: il primo certamente quello della condivisione e della validit e risolutivit per s dell'insegnamento proposto da don Giussani; il secondo, che l'esito di una seria verifica del primo, consiste nella persuasione della validit sostanziale e non appena particolare di quell'insegnamento; il terzo il desiderio che ci che si sperimentato come vero e valido venga partecipato senza riserve ad amici, conoscenti, fratelli di fede, comunque non escludendo quanti siano, almeno inizialmente, estranei ad una comune esperienza di fede. Muovendo dai dati proposti si svolge poi una serie di considerazioni e di intraprese articolate intorno anzitutto alla questione educativa e al riguardo il sorgere ed affermarsi della Fondazione Karis Foundation viene proposto non come prodotto di un lampo di genio repentino ed improvviso ma come viluppo coerente della maturazione progressiva dell'interesse di alcuni genitori ed educatori. Analogamente l'altra realizzazione ben nota compiutasi sotto la guida di don Giancarlo, il Meeting per l'Amicizia tra i Popoli, presentata nella sua reale fisionomia di frutto del desiderio di dar carne all'insegnamento di don Giussani in consonanza stretta con l'indole e la fisionimia della citt di Rimini. Nemmeno in questo caso, dunque, ci troviamo davanti a qualcosa di calato meccanicamente da un'intuizione ad un'applicazione della stessa, ma si tratta di un'esperienza viva e profonda che sente in s l'urgenza di comunicarsi ad altri e di comunicarsi obbedendo alla fisionimia specifica di colui che sceglie di comunicare. Come penso si possa notare, nel caso della Karis come in quello del Meeting, emerge inequivocabilmente la forza e l'efficacia di una reale libert spinta a proporsi ad altri dalla persuasiva verifica di una fede che sa produrre vita, realizzando cosi" la verit ultima del cuore dell'uomo.Don Carlo Rusconi